Lo specchio che abbiamo dentro

Il momento più bello per me, in quanto insegnante Feldenkrais, è quando l'allievo mi sorprende facendo un balzo in avanti nella sua consapevolezza e nel suo cambiamento.
Sto seguendo una simpatica signora di età avanzata. Il percorso è cominciato alcuni mesi fa e l'impegno che lei ha messo è stato al di sopra delle mie previsioni.
Un percorso costellato di piccoli successi, alle volte apparentemente banali e pratici (come per esempio riuscire di nuovo a tagliarsi le unghie dei piedi senza sforzo), ma anche momenti di difficoltà come spesso capita quando si sta cambiando.
Perchè, vi ricordo, che praticare Feldenkrais non vuol dire fare ginnastica e ripetere in modo meccanico dei movimenti, bensì mettersi in gioco e innescare un processo di cambiamento a piccoli passi.
Potete però immaginare il mio stupore quando durante l'ultima lezione, la mia simpatica allieva nella passeggiata finale si ferma, mi guarda e mi dice..."Mi sbaglio io, oppure quando abbiamo cominciato camminavo così..?" Dopo di che replica alla perfezione se stessa come'era qualche mese fa.
Provate a immaginare quando vi vedete in foto dopo esservi preparati per sorridere in modo naturale, mentre il risultato non rappresenta quasi per niente il vostro impegnato tentativo.
Immaginate ora quanta attenzione e chiarezza debba richiedere mimare con tutto il corpo un atteggiamento che è stato nostro, ma di cui non eravamo pienamente consapevoli.
Ecco la chiave di lettura.
Diventare consapevoli di ciò che siamo, ci permette di accorgergi di cosa stiamo facendo, di controllarlo e infine di fare altro.
La nostra amica ha quindi fatto una passerella ricordando con tutto il corpo la sua vecchia camminata, per poi fermarsi e tornare a quella nuova, che aveva scoperto. Ora che può riconoscere la differenza, il processo è consolidato. Non sappiamo fin dove la potrà portare, certamente avanti, però!

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