Il movimento lento

Tutti i movimenti che noi facciamo rappresentano, personificano un nostro pensiero. Se siamo coerenti con noi stessi, se non abbiamo maschere per nascondere una parte di noi o per cercare di aderire a un'idea di come dovremmo essere, le nostre azioni ( i nostri movimenti) saranno chiari e rafforzeranno il nostro messaggio verbale, aiutandoci ad avere comunicazioni e scambi con gli altri, in modo semplice ed efficace.
Quando invece qualcosa salta in questo schema, stare nell'azione "presente" diventa alle volte fastidioso. Dall'interno noi sentiamo e sappiamo che il messaggio viene mandato dalla mente (che apparentemente formula le parole) e dal corpo (che agisce dei movimenti) in modo contemporaneo, ma fingiamo che questo non valga per noi. Per lo meno non in quel momento. Sicchè anzichè affrontare i "perchè" siamo in quella discrepanza interna, decidiamo di concentrarci sul movimento successivo, di passare in mezzo a quell'azione che in qualche modo ci disturba, velocemente.
E così, di azione in azione, ci lasciamo coinvolgere da questa caccia al futuro, dove il movimento su cui siamo realmente concentrati non esisterà mai veramente. Sarà sempre un passo dopo.

Quando però ci confrontiamo con il movimento lento, il primo stato d'animo alle volte è il senso di frustrazione o di rabbia. Qualcosa che ci invoglia a desistere, a passare un po' oltre, più in fretta, ad allontanarci dal confronto con una parte di noi, che in quel momento è tremendamente a nostra portata di mano.
Eppure lo stesso movimento lento, successivamente ci offre un senso di rilassamento e di tranquillità, proprio perchè percepire una parte di noi è una sensazione rassicurante: ci sentiamo, esistiamo, siamo un'unità.
Allora, in quei passaggi intermedi che si aprono, c'è la possibilità reale di sentire anche quello che è rimasto indietro. Quello che nella fretta di passare al movimento successivo stavamo lasciandoci sfuggire. Una parte di noi.
Ritrovarla ci sblocca ( di poco o di tanto, dipende da moltissimi fattori) e ci fa progredire nella nostra maturazione.
Quindi, sia che stiamo facendo una pscicoterapia, sia che stiamo facendo training autogeno, è di movimenti che si parla e di come li viviamo ed esprimiamo.

Ben lungi dal voler esaurire l'argomento, queste poche righe che ho scritto sono un piccolo tassello di riflessione, qualcosa su cui fare leva per andare avanti nel discorso. Non necessariamente cose universalmente condivise, ma uno spunto.
Proprio quel tipo di cose che, se ci concentrassimo soltanto sulla risoluzione della domanda ci perderemmo. Quel passaggio intermedio, certamente non perfetto, che ci fa gustare in modo più profondo la nostra capacità di ragionare. Proprio come per il movimento lento.

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