Messaggi dall'aldiqua

Si sente spesso dire che il dolore è un "messaggio" del corpo, un segnale che va interpretato per capire cosa sta succedendo nel nostro psico-soma.
Questa frase si sente soprattutto in ambienti di terapia alternativa e subito richiama alla nostra mente scenari variegati e pittoreschi. A seconda di dove l'abbiamo letta o sentita la prima volta collochiamo la nostra interpretazione del suo significato. Infatti, se non abbiamo avuto modo di sperimentare e verificare in prima persona il senso di qualcosa, il suo significato rimane piuttosto generico.

"Messaggi dal corpo" potrebbe essere il titolo di un thriller o la base per una buona seduta spiritica. Qualcosa di vago che per interpretare dobbiamo affidarci a un esperto, che attraverso la lettura delle ossa o delle ceneri darà il suo responso.
Chiaramente con questa facile ironia parlo del mio percorso, che però mi accorgo sempre più essere quello di molti.

Il corpo vissuto come qualcosa di altro rispetto a noi, su cui non abbiamo il controllo e di cui subiamo i malanni, diventa una persona estranea, di carattere capriccioso e insondabile, che, a un tratto scopriamo, manda "messaggi". Allora cerchiamo di trovare le "regole" di questa nuova forma di comunicazione o di affidarci a un buon "traduttore".
Così il dolore diventa un messaggio..dall'aldilà. Qualcosa che va oltre la nostra comprensione, ma soprattutto la nostra capacità di capire. Ecco che interpretarlo diventa un lavoro, una fatica e uno sforzo.

E invece vi invito a ribaltare l'idea.
Il dolore è un messaggio dall'ALDIQUA.
Arriva da dentro di noi, ossia da NOI STESSI, che siamo il nostro corpo.
Non è un "parlare" di qualcosa, il dolore, ma un'occasione di "sentire" con maggior chiarezza un punto di noi che reclama attenzioni.
Attenzioni, gentilezza e rispetto innanzitutto da noi, prima che da esperti o medicine.
Un meccanismo che porta luce su un punto del nostro corpo per permetterci di sentire meglio dove stiamo abusando della nostra elasticità e della nostra pazienza.

Vi invito quindi a provare ad approcciare questi messaggi in un modo nuovo, partendo da quelli più piccoli e meno invalidanti per voi. Datevi l'opportunità di usare questa lente di ingrandimento, per rispondere a un vostro bisogno non con l'abituale ostinazione (non devi esistere), ma con il rispetto e la pazienza che ognuno di noi merita.

Nessun commento:

Posta un commento

Ma tu cosa ne pensi?